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«Vigo non ha un centro!». Mentre traccia alcuni cerchi rossi sulla mappa, l’impiegato dell’ufficio informazioni non nasconde un certo orgoglio. «Vigo ha molti centri!». Ma sa bene che la sua città non è la prima destinazione a cui si pensa quando si programma un viaggio in Galizia. Chi visita questa regione storica della Spagna preferisce località più note, come Pontevedra, Santiago de Compostela o A Coruña. Eppure basta perdersi qualche giorno tra le sue strade per scoprire che Vigo è una città con molte anime. L’anima borghese dell’Ensanche, quella popolare del Casco Vello, quella storica del Castro e quella industriale del porto. L’anima rude dei pirati e quella gentile della sua cucina.

L’Ensanche

C’è una ragione se il quartiere che esprime l’anima signorile di Vigo ricorda un po’ Barcellona. Ensanche significa letteralmente “espansione”. Il termine è utilizzato per indicare l’area edificata dai ricchi imprenditori catalani che, nel diciannovesimo secolo, arrivarono qui per gestire l’industria dell’inscatolamento del pesce. Oggi l’Ensanche ospita musei, gallerie d’arte, teatri, boutique e negozi eleganti. I suoi palazzi in stile neo-barocco, modernista e liberty francese convivono con le sculture dell’artista contemporaneo Francisco Leiro. A Porta do Sol, El Sireno, una figura immaginaria a metà tra un uomo e un uccello, è di fronte al monumentale Edificio El Moderno, uno dei palazzi storici più significativi della città. El Salto ed El Nadador, sono a pochi passi dal Real Club Nautico, un esempio di liberty dal sapore marinaresco, poco distante dal modernista Edificio Mulder, famoso per il suo uovo sul tetto.

Vigo esprime la sua inclinazione artistica anche attraverso la presenza del MARCO: tra i più importanti musei di arte contemporanea della Galizia. Ma è nella terra che l’Ensanche nasconde il suo volto più antico. In Rua de Rosalía de Castro, una minuscola area museale sotterranea custodisce un raro esempio di saline romane perfettamente conservate.

Voci e memorie del Casco Vello

Il Casco Vello è come un villaggio di pescatori incastonato tra l’Ensanche e il porto industriale. La sua anima popolare si riconosce dal trambusto dei mercanti delle pescaderias, dalla vivacità di Praça da Constitución, dal silenzio della Concatedral de Santa Maria. Nel Casco Vello ci si lascia guidare dal tintinnio delle posate, dal profumo di vino e di tapas che si diffonde dalle tabernas e dai ristoranti. Ci si perde nell’intricata trama di strettoie e salite dove, di tanto in tanto, si apre uno squarcio sul mare. L’area del porto è moderna ma conserva ancora la stazione marittima da dove centinaia di famiglie spagnole s’imbarcavano sui transatlantici con la speranza di trovare una vita migliore, in America. Da qui, oggi partono viaggiatori di altro tipo. Vigo è il porto turistico più movimentato del nord-ovest della Spagna, da cui salpano crociere verso la Francia, l’Olanda, la Danimarca, la Norvegia e quelle isole Britanniche da cui arrivarono i primi abitanti della città.

Il colle del Castro

Lungo le pendici dell’altura che domina il centro storico, sorgono i resti del villaggio celtico che fu uno dei primi insediamenti urbani della zona. Le ricostruzioni di alcune capanne custodiscono utensili, materassi di paglia, strumenti per accendere il fuoco. La sommità del Colle del Castro ospita i resti di una fortezza del X secolo, oggi trasformata in un frequentato parco pubblico da cui si gode una vista quasi a 360° su Vigo, sulle splendide Isole Cies e su una baia dove i pirati non sono soltanto personaggi dei film o dei romanzi.

Parco del Castro

I pirati di Francis Drake e la Batalla de Rande

Nel corso dei secoli, Vigo ha dovuto fronteggiare continui attacchi dal mare, come quello di Francis Drake che, nel 1579, diede fuoco a buona parte della città. Ma è La Batalla de Rande a essere ancora scolpita nella memoria storica di Vigo. Il 23 ottobre 1702, navi inglesi e olandesi affondarono alcuni galeoni spagnoli che si racconta trasportassero il più grande tesoro della storia. È quasi certo che le navi avessero già messo al sicuro il carico prima della battaglia, ma la leggenda vuole che l’oro e i preziosi siano ancora in fondo alle acque della baia e, di tanto in tanto, qualche sub si ostina a cercarli. Jules Verne, nel suo Ventimila leghe sotto i mari, racconta che il capitano Nemo finanzia le attività del Nautilus attingendo al tesoro di Vigo. Oggi, una statua sul lungomare raffigura Verne seduto su un polpo gigante.

Vigo dal colle del Castro

Ostriche, mariscada e percebes: i sapori di Vigo

«Non serviamo ostriche». Il cameriere del ristorante Casa Vella mi sorprende così. Poi però aggiunge: «Diamo al cliente un piatto con una fetta di limone e lui va a comprarle al Mercato della Pedra, proprio qui di fronte. Così vuole la tradizione».
In parte arroccata sulle colline, in parte sul mare, a Vigo il patrimonio gastronomico galiziano dell’entroterra e quello costiero s’incontrano. Nei locali di Praça de Compostela si affetta Jamon Gallego (prosciutto crudo locale) e si beve vino delle Rias Baixas. A Praça da Constitución ci si incontra per una birra e delle tapas di Pulpo a la Gallega (polpo con patate e paprika) o di Pimientos Padròn (peperoni verdi fritti conditi con sale grosso), o per mangiare delle gustose empanadas. Ma è la mariscada, un abbondante piatto di frutti di mare, a dominare la tavola qui nella baia. E non si può lasciare Vigo senza aver provato i percebes: crostacei tipici della Galizia e del Portogallo che vivono abbarbicati agli speroni rocciosi dove s’infrangono le grandi onde oceaniche. I pescatori si calano dalle scogliere con funi da scalatore e li raccolgono tra un’ondata e l’altra, velocemente, per evitare di essere travolti. Un lavoro redditizio ma che a volte costa la vita.

Sarà perché mi mancheranno queste prelibatezze, sarà per le storie dei pirati che ai suoi abitanti piace raccontare, per l’atmosfera rilassata delle piazze, per lo splendore delle Isole Cies, ma quando torno all’ufficio informazioni prima di ripartire, mi dispiace non ritrovare lo stesso impiegato per dirgli che sì… fa bene ad essere così orgoglioso delle diverse anime della sua città.

Foto e testi di Pierpaolo Ferlaino