A luglio di quest’anno anche il premier Justin Trudeau lo ha ammesso: si tratta di femminicidio etnico

Durante alcune manifestazioni di protesta, seppur pacifiche, il popolo nativo Canadese ha provato a dar voce al problema che però puntualmente rimane in bilico tra ciò che si è dimenticato e ciò che fa fatica ad emergere.

Negli ultimi decenni sono scomparse più di mille donne native nel territorio canadese di cui quasi 600 solo nel 2010. Come è stato reso noto anche nel rapporto del 2013 di Human Rights Watch, centinaia di donne native adulte e giovani sono quotidianamente vittime di abusi, alcune di loro sono scomparse o trovate morte in circostanze mai del tutto ben chiarite: la maggior parte dei casi sono tuttora irrisolti e affrontati con noncuranza dalla polizia locale al punto tale da cadere nel dimenticatoio.

La cifra che riguarda la situazione di donne morte e scomparse si attesta attorno ai 4000 casi. Dal 1980 a oggi il governo ha ufficialmente ha finalmente riconosciuto tale cifra come attendibile considerando la somma tra casi risolti e non. Un numero molto superiore a quello registrato in maniera superficiale dalla polizia canadese che ne stimava 1200 circa.

Ovunque nel mondo oggi si parla di violenza sulle donne ma nel caso delle native è qualcosa di più morboso e sottile: la violenza, gli omicidi e le sparizioni improvvise sono forme di violenza anche di matrice razziale.

Queste donne subiscono violenza proprio perché DONNE NATIVE, figlie e portatrici di una cultura che non molto tempo fa è stata brutalmente colonizzata, subendo danni su larga scala sotto più punti di vista, qualcosa di molto vicino ad un tentativo di estirpazione della specie che ha distrutto per sempre il loro senso di identità culturale. Basti pensare alle Residential School di origine europea di stampo cattolico diffuse su tutto il territorio canadese e tutto ciò che avveniva al loro interno. L’ultima scuola chiuse per sempre solo nel 1980.

Ho raccontato la figura di queste donne attraverso scatti che ritraggono attiviste native ma non solo, donne che abbracciano e difendono la loro cultura e che fanno di questo movimento di protesta una ragione di vita e contemporaneamente vivono la propria come qualunque altra donna in qualunque altro luogo…madri di famiglia, figlie, donne in carriera, studentesse.

Le ho ritratte con abiti tipici della danza Pow Wow, ballo identificativo e comune a molte culture nativo americane. Alle loro spalle vedrete delle siepi, uno sfondo scelto perchè quel tipo di erba rientra fra quelle utilizzate in alcuni rituali tradizionali. Quest’erba medicinale sacra viene raccolta e fatta essiccare per poi essere bruciata in piccole porzioni al fine di purificare l’aria ed entrare in
connessione con gli spiriti guida.

Il servizio è stato realizzato in Ontario ma ovviamente questo tipo di condizione, descritta dal popolo nativo come un genocidio silenzioso, si estende in tutto il Canada.

Le fotografie sono state realizzate all’interno di un vasto territorio che il governo canadese ha lasciato alla comunità autoctona,in cui loro vivono gestendo liberamente il contatto col mondo globalizzato esterno, ma mantenendo integro un senso di apparenza, il più possibile incontaminato e vicino ai ritmi che la natura impone. Ovviamente non mancano i servizi di prima necessità come ospedali, scuole, ma anche teatri, biblioteche, musei, bar e piccole attività locali.

di Claudio Laureti